In seguito all’uscita dell’articolo “The artificial sweetener erythritol and cardiovascular event risk” (“Il dolcificante artificiale eritritolo e il rischio di eventi cardiovascolari”) e le numerose domande ricevute a riguardo, abbiamo pensato di fare un po’ di chiarezza su questo dolcificante e sullo studio in questione.

Per iniziare, come forse già saprete, l’eritritolo è un dolcificante naturalmente presente in frutta e verdura che negli ultimi anni ha trovato grande impiego come sostituto dello zucchero grazie al suo indice glicemico nullo (vale a dire, la sua assunzione non provoca l’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue) e la sua alta tollerabilità intestinale.

Negli anni sono stati pubblicati diversi studi che dimostrano la sua sicurezza; considerando però l’impatto mediatico che questo studio in particolare sta avendo, lo abbiamo analizzato e vi riportiamo qui le nostre considerazioni.

Innanzitutto, si tratta di uno studio osservazionale che non dimostra causalità, ciò significa che è frutto di una osservazione, in assenza però di una diretta correlazione causa-effetto. Il rischio inoltre è maggiore per le persone con livelli più alti di eritritolo nel sangue, tuttavia il gruppo con i livelli più alti era anche quello con età maggiore; bisogna però considerare che le persone più anziane assumono anche più farmaci che contengono eritritolo come dolcificante e hanno un maggior rischio cardiovascolare. 

Una parte dello studio è stata condotta su un campione di persone sovrappeso con già conclamati problemi cardiovascolari o altre patologie (ad esempio il diabete). Il loro rischio di sviluppare ulteriori problematiche di questo tipo era pertanto più elevato già in partenza.

Nello studio viene inoltre affermato che non è stata presa in considerazione la dieta di queste persone, dunque il rischio cardiovascolare potrebbe essere legato anche ad essa. Bisogna infatti considerare che l’eritritolo viene prodotto anche dal corpo stesso e la sua produzione aumenta quando si consumano più zuccheri o alimenti più calorici e durante i periodi di stress ossidativo. Tutti questi a loro volta rappresentano fattori di rischio cardiovascolare.

Per quanto riguarda l’aggregazione piastrinica, ovvero il rischio di formare coaguli e conseguentemente trombi, l’esperimento è stato condotto in un campione di sangue con una maggior concentrazione di piastrine ed ex-vivo, ossia al di fuori del corpo (in vitro), quindi anche in questo caso, devono essere condotti ulteriori approfondimenti.

Riassumendo, a nostro avviso la notizia per come è stata divulgata è stata oggetto di una malcomprensione o quantomeno di conclusioni troppo affrettate sulla base di dati che gli autori stessi dello studio definiscono da approfondire.

Questo studio non cambia il consiglio che dovremmo provare a ridurre la nostra assunzione di zucchero e nel caso in cui vi sia il bisogno di usare dolcificanti, sarebbe opportuno utilizzarli con moderazione come un modo per ridurre lo zucchero che con certezza causa problemi cardiovascolari, obesità, diabete e aumenta il rischio del cancro e delle condizioni autoimmuni.

Per ulteriori dati:

The artificial sweetener erythritol and cardiovascular event risk Nature Medicine 2023 

https://www.nature.com/articles/s41591-023-02223-9

Expert reaction to study looking at an artificial sweetener (erythritol) and cardiovascular disease events