
Le malattie autoimmuni, il cancro e l’invecchiamento sono tutti collegati ai danni causati dall’infiammazione.
Negli ultimi dieci anni, gli scienziati hanno concentrato l’attenzione su nuovi metodi per trattare l’infiammazione, migliorando la gestione delle malattie infiammatorie croniche.
Molti pazienti cominciano a sperimentare sintomi che non sono facilmente riconducibili a una specifica malattia: stanchezza, affaticamento, disturbi gastrointestinali, ridotta chiarezza mentale, dolori muscolari in vari punti del corpo. Questi segnali possono persistere per anni senza che si riesca a collegarli a una diagnosi precisa.
Spesso, un cambiamento significativo nella vita, uno stress elevato, un cambiamento di lavoro o un’infezione virale scatenano l’infiammazione.
Questo scatenarsi dell’infiammazione può portare poi allo sviluppo di malattie come l’artrite reumatoide, disturbi alla tiroide, diabete, cancro, lupus eritematoso sistemico, psoriasi o sclerosi multipla.
Tuttavia, in alcuni casi, i pazienti ritengono che il trattamento possa essere peggiore della malattia stessa. L’assunzione di cortisone ad alte dosi e la soppressione del sistema immunitario influenzano l’umore, aumentano il peso corporeo e lasciano il corpo vulnerabile a infezioni da batteri e virus.
“Il semplice fermarsi dell’infiammazione non è sufficiente per ripristinare i tessuti al loro stato normale”, afferma Ruslan Medzhitov, professore di immunobiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università di Yale, al National Geographic. Questo approccio ignora l’altro lato della medaglia dell’infiammazione: la sua risoluzione e la riparazione dei danni.
La Risoluzione dell’Infiammazione
La risoluzione dell’infiammazione è un processo attivo e altamente coordinato che ha lo scopo di ricostruire i tessuti e rimuovere i batteri e le cellule morte. Quando questo processo viene disturbato, si manifestano malattie infiammatorie.
Il coinvolgimento dell’infiammazione in molte malattie croniche, incluso l’invecchiamento stesso e le patologie ad esso associate, è stato descritto ampiamente agli inizi degli anni 2000.
Fino a poco tempo fa, si credeva che l’infiammazione semplicemente si fermasse. Gli immunologi pensavano che le molecole che la innescano e le cellule morte che si formano venissero in qualche modo scomposte e progressivamente riassorbite.
La realtà, però, è ben diversa. Il completamento del processo infiammatorio è un procedimento controllato nei minimi dettagli, che porta alla guarigione dei tessuti danneggiati.
L’infiammazione è il meccanismo che il corpo attiva per correggere un danno. L’accumulo di sangue nell’area interessata, il gonfiore, la rossore e il dolore fanno parte di questo processo.
Ad esempio, il dolore e la sensibilità aumentata in un’area del corpo danneggiata mirano a proteggere quella zona fino a che l’organismo non la ripristina completamente.
Quando l’Infiammazione Diventa Cronica
Cosa accade quando l’infiammazione diventa cronica?
Quando l’infiammazione persiste nel tempo, le armi chimiche utilizzate dalle cellule del sistema immunitario spesso danneggiano i tessuti sani. Il risultato sono articolazioni logorate, neuroni danneggiati, reni compromessi e molto altro.
L’infiammazione cronica persistente è stata associata a malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e il lupus, caratterizzate da dolore, limitazione dei movimenti e danni agli organi (cuore, reni, polmoni).
Nei casi estremi, come le tempeste di citochine legate a gravi infezioni batteriche o alla malattia COVID-19, l’infiammazione può distruggere simultaneamente più organi, portando a insufficienza multiorgano e morte.
L’uso di trattamenti farmacologici come il cortisone, i farmaci antinfiammatori e i biologici interrompe l’infiammazione e riduce il dolore. Tuttavia, questi trattamenti non permettono al corpo di completare il processo e riparare i danni.
Come Gestire l’Infiammazione Cronica
Negli ultimi dieci anni, la comprensione dei meccanismi di innesco e risoluzione dell’infiammazione è aumentata notevolmente. Gli sforzi si sono concentrati su approcci che portano alla risoluzione del processo infiammatorio piuttosto che alla sua semplice interruzione.
La risoluzione dell’infiammazione può essere raggiunta sia tramite farmaci che attraverso il ripristino dei meccanismi fisiologici di guarigione.
Nonostante esistano molteplici opzioni farmacologiche che bloccano l’infiammazione, gli interventi farmacologici attuali non consentono di completare il processo infiammatorio e la guarigione dei tessuti.
Nuove terapie farmacologiche mirate a risolvere l’infiammazione e a potenziare il processo di guarigione sono ancora in fase di ricerca, ma si prevede che nei prossimi cinque anni emergeranno importanti novità in questo campo.
Tuttavia, interventi medici legati allo stile di vita, al miglioramento di carenze nel corpo e alla nutrizione stanno già portando a miglioramenti significativi nei pazienti con malattie infiammatorie croniche.
Esami specializzati mappano lo stato del corpo e le disfunzioni che impediscono la risoluzione dell’infiammazione.
Il moderno stile di vita e l’alimentazione sono i principali fattori di innesco e mantenimento dell’infiammazione cronica.
Un numero crescente di processi fisiologici promuove la regolazione dell’infiammazione. Le strategie che rafforzano la risoluzione dell’infiammazione e i meccanismi di guarigione portano a migliori risultati a lungo termine.
Fino a pochi anni fa, la registrazione precisa delle disfunzioni metaboliche e delle carenze che favoriscono l’infiammazione era molto difficile con i metodi tradizionali di misurazione.
Negli ultimi quindici anni, la misurazione di piccole molecole coinvolte nelle reazioni chimiche del corpo, i metaboliti, ha fornito informazioni sulla capacità dell’organismo di gestire l’infiammazione.
Questi test, chiamati Analisi Metabolomiche™, sono destinati ai pazienti con diagnosi di malattia autoimmune o cronica.
Si tratta di un metodo di misura sensibile che rileva le carenze nel corpo e le disfunzioni metaboliche associate alla gestione dell’infiammazione e al decorso di queste malattie.
Cosa misurano le Analisi Metabolomiche™?
Le Analisi Metabolomiche™ sono un tipo di esami altamente specializzati che rilevano oltre 80 indicatori, tra cui:
- Il metabolismo degli acidi grassi: la relazione tra acidi grassi omega-3 e omega-6 è un indicatore importante per la capacità dell’organismo di gestire l’infiammazione, ed è cruciale per la regolazione della risposta immunitaria fisiologica.
- Le carenze di micronutrienti: carenze di vitamina D, vitamina C, selenio, zinco, antiossidanti e omega-3.
- La produzione di energia nei mitocondri (gli organelli che producono energia nelle cellule).
- Le difficoltà nel metabolismo degli zuccheri semplici: il consumo eccessivo di zuccheri semplici rispetto alla capacità dell’organismo di metabolizzarli innesca l’infiammazione, ed è un indicatore importante per il decorso delle malattie autoimmuni e croniche.
- La resistenza all’insulina: livelli elevati di insulina alterano la funzione immunitaria, peggiorano l’infiammazione e accelerano il danno agli organi.
- Lo stato della flora microbica del corpo: alterazioni del microbioma sono legate a un peggioramento della funzione immunitaria e della capacità di distinguere tra i propri tessuti e agenti esterni come batteri patogeni e virus.
Questo tipo di analisi eseguito è diverso dai test di laboratorio comuni. Si tratta di esami altamente specializzati che misurano molecole molto piccole nel corpo e vengono effettuati in meno di dieci laboratori in tutto il mondo, con standard molto elevati.
In Italia, questi esami vengono effettuati esclusivamente nella nostra clinica.
Se non vengono identificate le carenze e le disfunzioni metaboliche che favoriscono l’infiammazione cronica e impediscono la sua risoluzione, la salute peggiora progressivamente, e la risposta alle terapie farmacologiche che mirano a fermare l’infiammazione, come cortisone, antinfiammatori e biologici, diminuisce notevolmente.
Oggi, la medicina dispone di più strumenti rispetto a dieci o cinque anni fa.
Interventi medici mirati a correggere le carenze nel corpo, insieme all’uso di terapie farmacologiche più efficaci e più amichevoli, stanno cambiando il decorso della malattia e migliorando la qualità della vita dei pazienti.
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
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